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L’antica festa pagana dell’accensione dei fuochi epifanici giunge a noi dalla tradizione celtica. La purificazione per mezzo delle fiamme stava a significare la rinascita a nuova vita, l’ingraziamento al dio agreste per ottenere messi abbondanti e la fertilità per la terrra e per le donne della tribù. Fin dall’antichità, inoltre, il fuoco veniva utilizzato dai pastori per purificare il bestiame che era incitato a passare attraverso le fiamme affinché fosse protetto dagli influssi maligni delle fate e degli spiriti del bosco, sempre particolarmente attivi in quel periodo dell’anno. Il rito, che in origine, avveniva in occasione del solstizio di primavera, con l’influenza del Cristianesimo, viene posticipato e va a coincidere con quello dell’Epifania ma mantiene comunque il legame con le credenze agresti che indicano gennaio come il mese in cui inizia il risveglio della natura. Da questo momento il significato di rinascita legato al fuoco va a coincidere con quello della nascita di Gesù e da qui i due riti giungono fino a noi uniti nella forma che conosciamo. Il termine Epifania deriva dal greco e significa “manifestazione di Dio”. Nella tradizione Cristiana, indica la festa che rievoca la visita dei Re Magi al bambino Gesù nella notte tra il 5 e il 6 gennaio.
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